lunedì 30 ottobre 2017

30 ottobre 2017: a un anno dal sisma

Dopo un anno non molto è cambiato.
Tante promesse, tante parole vane.
Solo le scosse non ci hanno lasciato.

Il disagio dell'emergenza è diventato un non-agio quotidiano.
Vivere il terremoto è un'esperienza che lascia una scia lunghissima, eterna. Ti cambia.


Il ricordo di quella notte e di quanto nella fuga i miei cuccioli presero freddo, e di quel 30 ottobre quando fummo costretti a lasciare la nostra casa, sono ricordi che per quanto tengo relegati in un angolino inevitabilmente all'improvviso vengono fuori.
Per mesi abbiamo dormito con le scarpe ai piedi perché ormai il caldo estivo era un ricordo, mentre le fughe quotidiane sin troppo presenti.
Per mesi abbiamo tenuto una borsa della fuga vicino alla porta, giorno e notte.
Per mesi il passeggino è stato il nostro luogo sacro, dove era riposto il necessario per lasciare casa: dentro cambi per tutti per almeno 3 giorni, medicinali base, biscotti e acqua e i peluches per la nanna.

Mi sono chiusa alle spalle la porta di casa e non si è più riaperta, se non per riprendere le mie cose e andarmene da lì.
La vita in Ostello, con un bambino di appena 9 mesi e poi finalmente una casa, temporanea, ma che ci ha ridato la privacy e la dignità che il terremoto ci aveva strappato.
Un paese irriconoscibile, incerottato, vuoto e cristallizzato.
Container al posto della farmacia, della macelleria, della pizzeria.

I miei figli li ho visti smarriti, hanno perso casa, scuola, luoghi ludici e sociali. Hanno perso le loro abitudini, i loro spazi personali. Hanno perso il sorriso e la serenità, per molti mesi.
Ma sono bambini e i bambini sono muniti di doti che noi adulti sogniamo e sulle loro piccole spalle hanno portato il peso, ritrovando il sorriso e non perdendo la speranza.

Dopo un anno, sono io che l'ho persa, la speranza; ancora la mia casa giace silenziosa, un danno lieve eppure tutto tace, una casa abbandonata che oltre ai danni del sisma lentamente viene logorata dal tempo e dal vuoto, una casa che era colorata di voci e profumi.
Dopo un anno sono io che non credo più in quella che chiamano 'ricostruzione', una parola che riempie la bocca dei politici, pesci grandi e piccoli, ma nessuno ha mosso un dito veramente.
Dopo un anno noi abbiamo cambiato aria, abbiamo deciso di ricominciare altrove, di darci una possibilità di vivere il presente e non di esserne schiacciati.
Tra un anno la speranza è di scrivere un post totalmente opposto.